InformACI di Gennaio
LA FAMIGLIA "LIGHT" E LA FRAGILITA’ RIMOSSA
a cura di Marina Ruggiero - Sociologa e giornalista -

"La testimonianza cristiana è sollecitata a tener conto della maggior autonomia che l’epoca attuale attribuisce a ogni individuo, facendosi però carico dello spaesamento di molti che sperimentano la sensazione di non sapere dove si vuole andare e di non disporre di sicuri criteri di orientamento e di scelta". Questo è quanto si legge nelle tracce di riflessione offerte a tutte le comunità diocesane in vista del Congresso di Verona.

L’invito è rivolto a tutti i credenti perché rinnovino "l’esercizio della testimonianza", con particolare attenzione ad alcune grandi aree dell’esperienza personale e sociale. Un primo ambito è quello della vita affettiva. La nostra generazione, quella che non ha fatto il '68 per intenderci, si è trovata in qualche modo di fronte ad una rivoluzione nel concetto d famiglia che non è riuscita a metabolizzare dandola per scontata. Ne viene fuor un ritratto di famiglia "light", leggera, con poche responsabilità, comoda, adattabile a secondo delle necessità, che asseconda il singolo ed è in balia delle mode del momento. La famiglia concepita in termini di gratificazione personale piuttosto che di servizio reciproco. La coppia è sempre più protesa a realizzare il proprio "diritto alla felicità" e quindi dimentica i componenti più fragili come bambini e anziani. L'economia e il benessere familiare sono visti come obiettivo principale e non semplice strumento di soddisfazione dei bisogni reali. Occorre riscoprire la famiglia come archetipo di struttura solidale, come terreno di coltura ideale per far crescere gli affetti e farli rafforzare.

Non esiste una ricetta per una famiglia ideale ma esistono tante famiglie che, consapevoli del proprio ruolo e anche di certi problemi, vivono serenamente la propria condizione. La famiglia va aiutata, non solo con misure economiche ma con servizi sociali ad hoc, non come oggetto passivo destinatario di assistenza ma come soggetto attivo protagonista del suo riscatto. Un altro ambito è costituito dalle forme e dalle condizioni di esistenza in cui emerge la fragilità umana. "La società tecnologica non la elimina; talvolta la mette ancor più alla prova, soprattutto tende a emarginarla o al più a risolverla come un problema cui applicare una tecnica appropriata". L’accoglienza, la cura, l'ospitalità, l'assistenza, la protezione sono i settori in cui esercitare la testimonianza cristiana. "Oggi siamo invitati a riconoscere che questo nostro tempo ha una grande nostalgia di speranza, anche per i rischi insiti nelle rapide trasformazioni culturali, in particolare per la deriva individualistica, per la negazione della capacità di verità da parte della ragione, per l'offuscamento del senso morale. Ogni cristiano è chiamato a collaborare con gli uomini e le donne di oggi nella ricerca e nella costruzione di una civiltà più umana e di un futuro buono. Questo comporta il dedicarsi ai frammenti positivi di vita, custodendo però la tensione verso la speranza escatologica che non può mai essere del tutto esaudita".


 

 

Quale AVVENTO Per la famiglia

a cura di Giuseppe Spadavecchia
presidente parrocchiale di Bisceglie

 


I temi della famiglia sono stati al centro degli ultimi interventi di Papa Benedetto XVI nelle diverse occasioni presentatesi alla fine e all’inizio di quest’anno.

Temi ormai divenuti più che familiari nella ns. associazione ma che tuttavia assumono dimensioni sempre più complesse man mano che si presentano nuove istanze da parte della società e man mano che si estendono i confini della scienza. Tutto questo richiede un surplus di discernimento e una continua rivisitazione delle decisioni prese.

Se diamo un veloce sguardo al passato, notiamo ad esempio che la quasi totalità della popolazione contraeva matrimonio religioso; poi si è passati con più frequenza a quello civile, al divorzio, alle coppie di fatto oggi, domani…
Allo stesso modo sul tema delle nascite ad una pratica clandestina dell’aborto, si è passati alla sua legalizzazione, ad un tasso di denatalità tra i più alti, ad una nuova esigenza delle donne di procreare in età più adulta rispetto al passato cercando di evitare per questo tutti i pericoli biologici che ciò comportava, all’utilizzo delle staminali…..
Come si vede è un processo irto di difficoltà che impegna il laico a tradurre in prassi quei principi fondamentali enunciati dal Papa, principi che ruotano intorno ad un dato fondamentale e cioè che l’uomo è un valore assoluto e come tale non può essere condizionato dalle pur legittime aspettative delle donne, degli ammalati e di quanti attendono dalla scienza risposte certe; dalla "missione" dei paesi più progrediti di esportare la propria idea di democrazia nei sud del mondo; alle fedi assolute di quanti credono di risolvere le ingiustizie vere o presunte seminando morte e terrore; dalla generosità dei dispensatori di felicità che credono nelle ferree (!?) leggi dell’economia a cui ogni uomo deve sottostare; dai rispettosissimi custodi della giustizia, titolari del più alto potere concesso ad un uomo: quello di vita o di morte su un altro uomo; dalle tecniche contabili di amministratori che volendo abbattere in una strana forma di partita doppia i costi del personale riducono di fatto i sistemi di sicurezza, incidendo negativamente sulla qualità della vita.

Come si vede, ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati senza cadere però nella tentazione opposta di considerare l’economia, la scienza, la politica come ostili a questo all’ideale di vita .

Rilevante ancora il richiamo del Papa a politiche di sostegno e protezione della famiglia già richiesto nel preambolo della Carta dei diritti della famiglia dal lontano 1983. In questo campo, infatti, non si è andati al di là di risibili provvedimenti-tampone, ma ciò che preoccupa è l’assenza da lunga data di una mentalità che ponga al centro la famiglia quale soggetto protagonista della vita sociale. Dalle prime avvisaglie di questa lunghissima e superficiale campagna elettorale questo tema continua a rimanere ai margini. Ci toccherà attendere ancora.


 


 
PATTO O COMPROMESSO GENERAZIONALE?
a cura di Arcangela Lusito per il MIEAC

Mi piace avviare la riflessione, dopo essere stata testimone involontaria di una conversazione in pullman tra un signore ed una signora ultracinquantenni, amici che non si vedevano da tempo e che hanno preso a raccontarsi delle loro famiglie, soffermandosi sui rispettivi figliuoli, trentenni, fidanzati da tempo e - fortunati loro! - con un’attività lavorativa. Quanto a progetti matrimoniali nemmeno a parlarne!

Dal racconto sembrava che i giovani apprezzassero la prolungata sosta nella casa paterna, nido caldo e protetto dove è possibile godere di una vita confortevole, senza troppi pensieri, grazie anche all’indipendenza economica di cui essi godono; senso del risparmio nessuno; voglia di vivere alla giornata tanta, senza farsi sfuggire le mille occasioni di divertimento, progetti matrimoniali sempre più procrastinati nel tempo.

Anzi uno dei ragazzi penserebbe ad un eventuale matrimonio, solo se il genitore andasse in pensione per poter, così, usufruire della liquidazione di buonuscita del padre ed affrontare le spese del banchetto, del viaggio di nozze e quant’altro.

Il genitore di questi commentava come le nuove generazioni avessero nuovi modi di vedere le cose e come egli, invece, avesse dovuto iniziare a lavorare già all’età di 12 anni per contribuire alla conduzione del menage familiare. Queste sono storie di ordinaria amministrazione che portano ad una serie di considerazioni di diversa natura.

Il rischio è il facile giudizio o l’assunzione di atteggiamenti di parte. Mi sforzerò di non cadere in questo tranello e di fare alcune considerazioni. Una delle caratteristiche della nostra società è lo sviluppo di un periodo sempre più lungo in cui il giovane vive con i genitori sotto il tetto familiare. E’ una realtà sociale che ha una valenza culturale oltre che economica. Intanto è un fatto abbastanza abituale che il(o la) fidanzatino(a) sia facilmente accettato dalle rispettive famiglie. Questa accettazione può giungere fino all’insediamento, nel tempo, della giovane coppia nella casa dei genitori, senza che i due siano ancora sposati.

La liberalizzazione dei costumi e la tolleranza degli adulti nei confronti della vita sessuale delle nuove generazioni giocano un ruolo di primo piano. Se un tale stato di cose permette ai giovani di farsi carico della propria vita sentimentale e sessuale in modo più esteso e più ampio delle generazioni precedenti - in barba ai Comandamenti di Dio - ci si può legittimamente chiedere che cosa questi giovani possano ormai voler conquistare di nuovo. Così come c’é da interrogarsi: in cosa si esprime il "carattere", se non ci si impegna con tutte le proprie forze per raggiungere l’obiettivo desiderato, la meta che ci si è prefissata?

Vediamo cosa accade dalla parte dei genitori.

Il divario generazionale, in parte superato o meglio camuffato, assume, a sua volta, altre connotazioni. Sembra che oggi i genitori debbano accettare, subire questa situazione nel timore di un allontanamento di casa repentino del(la) proprio(a) figliolo/a, che rischia di incorrere oggi in situazioni pericolose. Così diversi genitori mollano diverse concessioni per prolungare sul proprio figlio la tutela genitoriale e porlo al riparo dai guai sotto il tetto familiare. Si tratta quasi sicuramente di una reazione nei confronti della propria adolescenza e di una insofferenza delle regole. In effetti la generazione degli attuali cinquantenni ha conosciuto un’adolescenza in cui le regole morali - comunque sempre valide - erano dai loro genitori imposte non in maniera dialogica ma in maniera molto rigida.

Senza volersi addentrare in indagini psicologiche che ci porterebbero su altre strade, è bene comunque sapere che nel lungo periodo cha va dall’infanzia all’età adolescenziale, tutti i giovani manifestano due bisogni fondamentali e contraddittori allo stesso tempo: il bisogno di separazione ed il bisogno di dipendenza dal nucleo familiare. Il che porta a toccare il cuore del problema che attiene gli aspetti educativi e comunicativi tra le generazioni.

" Pur in mezzo alle difficoltà dell’opera educativa,...i genitori devono con fiducia e coraggio formare i figli ai valori essenziali della vita umana" (Familiaris Consortio,37)

I giovani, nel loro percorso esistenziale, sono esposti a mille pericoli e controtendenze, che li inducono a ripiegarsi, a chiudersi nell’egoismo, a pensarsi come privi di futuro e dipendenti totalmente dagli altri. La mancanza di attenzione, di ascolto, di tempo;

la crisi di credibilità delle figure adulte e della famiglia; la scarsità di autentiche proposte educative nella scuola; la chiusura del mercato del lavoro e l’incertezza circa le possibilità di occupazione; l’inaridirsi della politica e della capacità di pensare una società diversa e migliore; il ridursi di ogni valore etico ai canoni dell’utilitarismo; tutto questo attenta ogni giorno al mondo giovanile ed alle ricchezze di energia comunicativa che esso, realmente esistente e pieno di promesse per tutti noi, porta con sé. I fattori di crisi non rendono ragione della condizione delle nuove generazioni.

Sta venendo meno un implicito patto generazionale, un patto che è costitutivo del mondo adulto e della famiglia in particolar modo, patto che sta assumendo sempre più le connotazioni di compromesso. Il punto nodale non sta tanto nel constatare quanto problematica sia la realtà sociale e culturale odierna, quanto nel provare anzitutto a guardare in noi stessi ed a risalire sino all’origine di quel cammino che ciascuno di noi fa per giungere a dare una risposta al senso del proprio stare al mondo.

La vita può girare a vuoto, anche se nel frattempo siamo cresciuti in età ed occupiamo posti di rilievo ed economicamente rilevanti, se non passa per un’esperienza di attento ascolto dell’Altro e delle esigenze degli altri. Esso è il tempo dell'incontro con la propria vocazione. E’ a partire da tale esperienza che la vita diventa propriamente un cammino. Questa capacità di aprirsi alla propria vocazione, di riconoscerla, di assumerla liberamente, vive della capacità di auto-ascolto. Quanto siamo in grado di ascoltare? Quando passiamo dalla mera compresenza con gli altri ad autentiche relazioni di reciproco riconoscimento? Quando arriviamo a cogliere nell’altro un dono vivente?

La testimonianza di questo senso - per cui vivere significa offrirsi liberamente, generare per generosità, corrispondere alla gratuità della vita - può produrre nei giovani un modello di vita, senso e significato dello stare al mondo. Potremo proporre dei criteri - non delle risposte - , imparando a distinguere i nostri progetti sui giovani dalla loro autentica vocazione, perché l’educazione non è un progetto di qualcuno su altri, ma è la risposta, a volte implicita, a volte esplicita ad una fame delle nuove generazioni, che è fame di affetto, di riconoscimento, di radicamento, di integrazione, di espressione di sé come soggetti creativi ed autonomi.

Un amore asfissiante non aiuta a crescere ed alimenta insicurezze e paure, tanto quanto la sua mancanza. "Nessun paese del mondo, nessun sistema politico può pensare al proprio avvenire se non attraverso l’immagine di queste nuove generazioni che dai loro genitori assumeranno il molteplice patrimonio dei valori, dei doveri e delle aspirazioni della nazione alla quale appartengono e di tutta la famiglia umana"(Giovanni Paolo PP.II, Discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,21-2 ottobre 1979).

Allora come fare Formazione in un contesto relazionale? Bene, ci sentiamo alla prossima Puntata. Cari saluti in Cristo!


 

 

 

Famiglia: nord Europa in pole position!

a cura di Mimmo Zucaro -Consigliere per il settore Adulti AC-

In Italia diventa sempre più necessaria una politica complessiva a favore dei nuclei familiari. A differenza di quanto succede in alcuni paesi del nord Europa, i quali certamente non hanno una tradizione cattolica alle spalle, ma sanno discernere e realizzare, almeno nel settore della natalità gli obiettivi in grado di attuare il bene comune del Paese.

E il programma elettorale dell’Unione non promette cieli sereni. Oltre alla presenza di una forza come "La Rosa nel pugno" radicalmente anticattolica, si è palesemente asserita la volontà del centrosinistra di dare una "soluzione legislativa" alle questioni delle coppie di fatto. Pur rispettando la volontà di tutti, occorre difendere il primato della famiglia fondata sul matrimonio e ciò esige che non venga creata alcuna forma istituzionale di matrimonio o di fatto di serie B.

(cfr. Avvenire del 6 gennaio '06, pag. 13)

La famiglia va sostenuta!

Papa Benedetto XVI non ha mancato nelle settimane trascorse di riaffermare l’importanza di ogni nucleo familiare e lanciare ai responsabili della società un appello profondo. È cosa sacrosanta (da parte di tutti) in particolare del movimento laicale mobilitarsi in favore della famiglia così come voluta dalla nostra Costituzione. C’è un grande bisogno, tanto sotto il profilo culturale quanto sotto quello politico e legislativo, di sostenere la famiglia!

Non si sottolineerà mai la fondamentale vocazione della famiglia ad essere il primo e principale luogo di accoglienza della vita, senza dimenticare le difficoltà in cui si dibatte oggi l’istituto familiare. Soprattutto il ruolo dei genitori è diventato più difficile, dovendo essi conciliare lavoro e responsabilità educative in un complesso equilibrio. Per questo la famiglia ha bisogno di sostegno sul piano culturale, politico e legislativo. Allora, è urgente che tutti gli schieramenti politici mettano davvero al centro la famiglia, se si vuole garantire un futuro di benessere alla società italiana. Questa riflessione sulla famiglia chiama in gioco tutte le realtà, anche la Chiesa. Sono, infatti troppe le parrocchie, ancora concentrate esclusivamente sulla pastorale sacramentale, trascurando aspetti che vanno nella direzione dell’offerta di aiuti corrispondenti ai problemi attuali, vale a dire la necessità di asili nido, un’attenzione concreta verso le famiglie con portatori di handicap.

Così come il sostegno alla Vita, non può essere delegato solo ai Centri di Aiuto alla Vita. Se vogliamo che la Chiesa, sia davvero una famiglia di famiglie, è necessario che ci sia questa osmosi con le parrocchie. Le aggregazioni laicali, i movimenti e le associazioni manifestano una sensibilità maggiore in questo senso, ma non possono raggiungere tutti.

Sono necessari interventi per ridurre la deriva dei matrimoni. Perciò nelle parrocchie dovrebbero sorgere équipe competenti nei vari settori del sostegno alle famiglie, per riuscire a prevenire le crisi di coppia, invece di assistere impotenti alle situazioni in cui non c’è più nulla da fare.
Il sacerdote deve riappropriarsi del suo ruolo di pastore d’anime, non supplire a quello dello psicologo o del mediatore familiare. E sarebbe necessario anche una maggiore attenzione ai figli dei separati, spesso senza punti di riferimento precisi.
In una società così frammentata, la famiglia rimane l’unica palestra delle relazioni. Dal momento che la cultura di oggi non da certezze su cosa sia davvero la famiglia, ricordiamoci che la famiglia di Nazareth era composta da padre, madre e figlio. L’esigenza di contrastare unioni omosessuali e famiglie di fatto non dovrebbe essere oggetto di battaglia solo per i cattolici, ma anche urgenza culturale per chi non crede ma ritiene che il diritto debba sancire ciò che è naturale.

Nelle parole del Papa Giovanni Paolo II prima e di Papa Ratzinger adesso, ci sono forti richiami ai provvedimenti legislativi di sostegno alla famiglia. Provvedimenti che passano attraverso l’investimento sui servizi, risoluzione del problema della casa, soprattutto per gli immigrati che vivono in condizioni disperate.
Da qui la necessità che tutti i partiti mettano al centro la famiglia. E in questa programmazione rientra l’attenzione verso la popolazione anziana, sempre più numerosa e longeva.

(rielaborato da un articolo di Avvenire del 31 dicembre '05, pag. 13)



 

 

ABBIAMO PENSATO A TE!
NEWSLETTER dell''Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie

A cura della Commissione Diocesana Cultura e Comunicazioni Sociali

In ordine al documento relativo al disegno di legge regionale sulla "Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per il benessere delle persone e delle famiglie, il Forum Regionale delle Associazioni Familiari ha fatto pervenire alla Dott.ssa Elena Gentile, Assessore alla Solidarietà della Regione Puglia, e al Presidente della III Commissione Sanità e Servizi Sociali sempre della Regione Puglia, una lettera, di cui, di seguito, vi porgo il testo integrale. In tale documento, tra l'altro, si parla del valore positivo degli "oratori" - senza specificare di quale natura - che vengono citati più volte e, cosa da valutare attentamente, dell'utilizzo della dizione "famiglie". Il nucleo familiare all'art. 22 è così definito: "l'insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela a altri vincoli affettivi, aventi una convivenza abituale e continuativa e dimora abituale nello stesso Comune. Per convivenza abituale continuativa si intende la convivenza tra due o più persone non legate da parentela o affinità, che perduri da non meno di due anni". Ringrazio l'amico Angelo Torre, dell'Associazione Igino Giordani, per aver inviato il documento del Forum Regionale delle Associazioni Familiari.

Con tanti saluti Diac. Riccardo Losappio



 

LETTERA
Preg.mi Signori, a nome delle venticinque Associazioni Familiari aderenti al Forum Regionale della Puglia, desidero esprimere meraviglia per la mancata convocazione nella fase di elaborazione del Disegno di Legge sulla "Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per il benessere delle persone e delle famiglie" del Forum Regionale delle Associazioni Familiari, che pure il medesimo disegno include tra i membri della Consulta delle Associazioni Familiari. L'apporto dei soggetti del Terzo settore, tra cui le Associazioni di Promozione Sociale, quali il Forum, è espressamente previsto dall'art. 19 del Disegno di legge nelle fasi di programmazione e progettazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Per le sue specifiche competenze, nell'ambito delle proprie finalità statutarie, il Forum, se interpellato, avrebbe potuto fornire quel contributo, anche di carattere tecnico, a cui si fa riferimento anche nella nota finale della Relazione illustrativa al Disegno di Legge. Per quanto attiene ai contenuti del Disegno di legge, pur non disconoscendo l'apprezzabile attenzione per la salvaguardia dei diritti di soggetti meritevoli di tutela, si osserva che, per perseguire tale finalità, si è utilizzato un mezzo quale la ridefinizione del concetto di famiglia, improprio ed ultroneo rispetto al fine. In particolare non si condivide la necessità di porre quale "presupposto ideologico" delle misure adottate il superamento della distinzione tra famiglia di diritto e famiglie di fatto. Esaminando il contenuto della Relazione illustrativa del Disegno di legge, si coglie in proposito una contraddizione: da un lato si riconosce che una legge regionale non deve occuparsi della definizione concettuale di tale distinzione, che spetta ad altri livelli e ad altri contesti, e dall'altro, nell'art. 22 del Disegno si adotta una improponibile definizione di nucleo familiare, unificando ed uniformando modelli diversi di aggregazioni e convivenze, in contrasto con la chiara ed insuperabile previsione dell'art. 29 della Costituzione., che sancisce il primato della famiglia fondata sul matrimonio. Il Forum auspica, perciò, che nella fase di definitiva elaborazione del testo normativo, si emendino quelle affermazioni di principio che, se confermate, implicherebbero profili di incostituzionalità della legge, oltre che un evidente eccesso di potere del legislatore Regionale. Si osserva inoltre che andrebbe più correttamente strutturato ed applicato il principio di sussidiarietà, in forza del quale alle Associazioni di volontariato, a quelle di Promozione Sociale ed organismi similari, va riconosciuto un ruolo da protagonista, e non meramente suppletivo, nella realizzazione degli obiettivi dei Piani Sociali di Zona. Sono questi solo alcuni spunti di riflessione che il Forum Regionale delle Associazioni Familiari propone alla Vostra attenzione, chiedendo di essere convocato con urgenza per poter fornire un contributo di proposte, adeguato alla propria rappresentatività qualitativa e quantitativa (ben 25 Associazioni).

Distinti saluti.

(Per Il Forum regionale delle Associazioni Familiari
Il Presidente Dott.ssa Ludovica Carli)


 
  
  
  
  
 


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