InformACI di Marzo

La speranza genera la testimonianza

a cura di  Vittorio Sozzi
Responsabile del Servizio nazionale
per il progetto culturale - CEI


La testimonianza richiede una tradizione entro cui essa prende corpo, una cultura capace di trasmettere a sua volta, creando il nesso tra le generazioni. Mentre la parola di Dio e il sacramento, soprattutto nella loro sintesi liturgica, fondano la fede pasquale, il racconto dei testimoni attesta la speranza e la diffonde nei cuori.
La speranza genera la testimonianza e questa, a sua volta, trasmette la speranza, in una connessione vitale e inscindibile, di cui si sostanziala l'educazione stessa alla fede della comunità cristiana.
Per questo la testimonianza è anche espressione della paternità/maternità nella fede: i testimoni generano e rigenerano la speranza e quindi cooperano all'opera dello Spirito che dà la vita e partecipano della maternità della Chiesa. La testimonianza della speranza ha così l'insostituibile funzione di dare consistenza e stabilità all'identità consapevole dei fedeli, rendendoli capaci di essere protagonisti maturi della fede, cioè, a loro volta, testimoni per i fratelli e nel mondo.
Nei decenni scorsi la Chiesa italiana ha posto l'accento sulla fede e la carità. Oggi vuole sottolineare la forza insospettata della speranza, forza ragionevole e, come i tempi ci spingono a dire, più che mai necessaria.
Quarto  tra gli ambiti contenuti nella traccia di riflessione in preparazione al Convegno ecclesiale nazionale in programma a Verona dal 16 al 20 ottobre 2006, la tradizione ci ricorda l'importanza dell'esercizio del trasmettere ciò che costituisce il patrimonio vitale e culturale della società. Anche la cultura odierna, pur sensibile alla novità e all'innovazione, continuamente compie i suoi atti di trasmissione culturale e di formazione del costume.
I mezzi della comunicazione sociale sono strumenti potenti e pervasivi della trasmissione di idee, di formazione di opinione e di comportamenti, di modelli culturali. La scuola e l'università, a loro volta, sono istituzioni preposte alla trasmissione del sapere e alla formazione della tradizione culturale del Paese, attraverso modalità che spesso confliggono con l'invadenza e la sbrigatività dei mezzi della comunicazione di massa. Sono in gioco la formazione intellettuale e morale, l'educazione delle giovani generazioni e dei cittadini tutti, che hanno comunque nella famiglia il loro luogo originario e insostituibile di apprendimento.
Nella molteplicità di questi ambiti, il credente riceve una sfida particolarmente forte sia come possibilità di contribuire al costituirsi di una tradizione di verità, sia come possibilità di far presente la propria tradizione religiosa. Questo spazio del possibile deve essere recuperato partendo innanzitutto da quanto di meglio si è saputo sedimentare nei secoli: dallo splendore della liturgia cristiana, alla ricchezza della tradizione spirituale, dalle multiformi espressioni di quel genio italiano che ha saputo permeare il pensiero e le arti, all'eredità dei mistici e dei santi. Proprio tra i percorsi della preghiera e della contemplazione e quelli della bellezza, dell'arte, della musica e delle diverse forme della comunicazione la relazione è stretta e positiva.
Numerosi, da questo punto di vista, sono i testimoni che nel corso dei secoli hanno saputo vivere in modo esemplare questa sintesi tra contemplazione e impegno, rendendo possibile una trasmissione della fede incarnata nella vita del popolo. In preparazione al Convegno e poi nella sua celebrazione vogliamo conoscerli e riproporli, vogliamo fare emergere le figure di quei fedeli laici che nel corso del Novecento hanno comunicato con parole e opere il Vangelo del Risorto, offrendo a tutti ragioni forti di speranza. Questo è uno dei tanti impegni, ma certamente non l'unico.
La testimonianza si sostanzia nella cultura, in una dinamica di incontro con la vita dell'uomo contemporaneo. Penso  che sia importante mettersi in ascolto, non perdere le occasioni per porre la nostra attenzione alla realtà del mondo, nelle nostre parrocchie, nei luoghi di formazione, di cultura. Un passaggio essenziale per chi vuole aiutare i fratelli a capire e a vedere, partendo da ciò che il mondo capisce e vede.  Del resto la logica della tradizione ha la sua origine nell'evento dell'incarnazione di Dio, che ci obbliga a ridire in ogni generazione, con parole e scelte significative per quel tempo, l'immutabile amore di Dio per l'uomo.


Per una pastorale organica delle comunicazioni sociali e della cultura

a cura di Riccardo Losappio
Direttore della Commissione diocesana cultura e comunicazioni sociali

E' ormai noto a tutto il grande ruolo che i mezzi di comunicazione sociale svolgono nell'attuale contesto sociale, culturale e relazionale. La Chiesa, sin dai tempi del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha tenuto alta questa consapevolezza e, sul piano della riflessione e del discernimento, dei documenti e delle scelte concrete, non si è mai tirata indietro al confronto, alla proposta e all'utilizzo dei potenti mezzi mediatici.
Anche negli orientamenti pastorali per il decennio 2001-2010 la dimensione della comunicazione sociale non è passata inosservata. Anzi, essa viene riproposta e, i direi, viene maggiormente collocata al centro delle attenzioni pastorali dei nostri Vescovi: "La comunione ecclesiale e la missione evangelizzatrice della Chiesa trovano inoltre nei media un campo privilegiato di espressione. Dal Concilio ad oggi, la Chiesa ha preso ancor più coscienza di quanto sia importante coniugare tutti gli ambiti della vita ecclesiale con questa nuova realtà culturale e sociale. Le iniziative avviate in questi anni dalla Chiesa in Italia per raccordare e promuovere la comunicazione in campo ecclesiale e per rendere più incisiva la presenza ella Chiesa nei media dovranno trovare in questo decennio un ulteriore realizzazione nel quadro di un'organica pastorale delle comunicazioni sociali e nelle prospettiva del progetto culturale" (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia).
A questo punto la riflessione potrebbe dipanarsi secondo diverse prospettive. Ma tenendo conto del nostro contesto diocesano, vorrei far convergere l'attenzione sulla parte ultima della citazione riportata, laddove si parla della necessità di una "pastorale organica delle comunicazioni sociali" e del "Progetto culturale"      cristianamente  ispirato.
Si tratta di essere capaci di mettere in sinergia gli sforzi in atto in diocesi su questo versante della comunicazione sociale, creando una rete. Penso soprattutto a quella dei referenti parrocchiali per la comunicazione e la cultura, che, nel quinquennio precedente, si è manifestata fragile, disomogenea, e, talvolta, con non poche falle.  In questo campo, come su altri, per essere incisivi, bisogna agire attorno ad un unico progetto che, condiviso da tutti, sia poi portato nei diversi  ambiti di vita del territorio diocesano, razionalizzando e investendo bene le risorse e le competenze a disposizione. Ciò faciliterà il non ripetersi di dispersioni, sovrapposizioni, navigazioni solitarie e autoreferenzialismi. A questo proposito, la  Commissione cultura e comunicazioni sociale, sulla scorta di quanto previsto dal Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, sta elaborando un progetto formativo di diverse figure pastorali, soprattutto quella dell'animatore della comunicazione e della culturale, che, in parrocchia, nelle associazioni, nei gruppi  e nei movimenti, possa svolgere un servizio che sia rispettoso della peculiarità della realtà ecclesiale di appartenenza ma  anche bene armonizzato con un progetto più vasto e di ampio respiro pastorale.
Quanto sopra descritto trova la propria giustificazione rimanendo ancorati al Progetto culturale orientato in senso cristiano: tutti siamo impegnati, con un pastorale organica, a far emergere la valenza culturale del Vangelo della carità e della speranza che è Gesù Cristo: "Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l'amicizia con lui … Non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite , spalancate le porte a Cristo - e troverete la vera vita" (Benedetto XVI, Omelia della Messa di inizio petrino, 24 aprile 2005). Si tratta di un lavoro non facile, ma per il quale la comunità ecclesiale deve impegnarsi con passione: "L'obiettivo è quello di costruire, con la categorie di oggi, una visione del mondo cristiana, consapevole delle proprie radici e della propria pertinenza nelle questioni vitali, fiduciosa circa le proprie potenzialità nel dialogo con la cultura contemporanea per renderci capaci di dire in modo originale e plausibile la nostra fede" (S.E.Mons. Giuseppe Betori, Segretario generale del CEI, al convegno nazionale delle comunicazioni sociali, Ancona 9-11 marzo 2006).
E ciò anche attraverso l'utilizzo e la presenza qualificata nei moderni mezzi della comunicazione sociale: strumenti di informazione, teatro, cinema, televisione, radio, internet , …. Ma rimanendo ben saldi alla sorgente della vita cristiana che è l'Eucaristia.


Trasmettere...

a cura di Vincenzo Di Maglie Delegato regionale AC

Quando penso alla parola trasmettere, sarà per deformazione professionale, mi viene sempre in mente il valore educativo, quello serio, quello fondante, quello dove non ci sono sconti alle persone, ma solo il loro bene, che è dare loro la  possibilità di "poter venire fuori" per essere delle persone complete, autonome, critiche, che guardano più in là del loro naso, che sanno osare, sempre alla ricerca della realizzazione dei propri sogni … per questo oggi per me, pur non essendo un "matusa" ho solo 42 anni, la parola tradizione come  il senso di trasmettere  ha il significato di sempre; tramandare dei contenuti, dei valori, delle esperienze, in poche parole tramandare una parte di se, ma sarebbe più opportuno dire trasmettere se stessi. Oggi invece assistiamo ad una trasmissione che è priva del suo elemento essenziale, il contenuto, oggi la trasmissione della tradizione è il frutto di una serie di indicazioni, tentennamenti, suggerimenti che non vedono più il mittente coinvolto in prima persona, oggi abbiano i " banditori" delle cose da fare e al massimo da seguire, non più quelli da imitare. Penso allora al docente, in questi casi pur dotandosi delle più innovative tecniche, dei più sofisticati strumenti,  potrà solo fare meglio il proprio lavoro,  ma la passione non si trasmette  attraverso l'apparrecchiatura, ma con il coinvolgimento, la criticità, la libertà, il "patos" che si mette dentro le cose che si fanno. Per questo oggi tra docenti annoiati e famiglie distratte la trasmissione, nel senso vero della parola, è diventata  una arte che pochi sanno cogliere. Se poi dovessimo andare a prender in considerazione la tradizione come esercizio del trasmettere la propria fede, allora occorre veramente spogliarsi da ogni certezza acquisita o superiorità, perché in questo campo è tutto da sistemare, a nulla occorrono tutte le nuove strumentazioni, occorre invece risvegliare il vecchio muscolo di sempre, che è il CUORE, occorre fare in modo che il trasmettere la propria fede, diventi per gli adulti uno sforzo ulteriore in cui mettersi in gioco, come adulti educatori e testimoni e  non come spesso assistiamo adulti da educare.


 www.sat2000.it


Oltre che via satellite con Sky (canale 818) e diverse emittenti locali, SaT2000 imbocca l’autostrada del digitale terrestre attraverso il multiplex Rai. 3 diversi percorsi, dunque, ma una stessa tv, una stessa ispirazione, uno stesso stile a cui restare fedele con determinazione: essere sempre di più una tv oasi, di respiro, che prende sul serio il suo pubblico e non vede l’ora di coinvolgerlo con l’interattività.
 
Una tv differente, dai mille interessi.  Una tv che inaugura una stagione decisamente nuova, ringiovanendosi nei programmi e nei volti: sono appunto cinque giovani: Fabio Bolzetta, Valentina Cerrone, Maria Cristina Blu, Nicola Petrocchi e Valeria Oppenheimer - ad accompagnare l’intera giornata con interventi in diretta tra un appuntamento e l’altro per rendere accogliente la programmazione di SaT2000, dare consigli utili, raccontare curiosità, rispondere a una lettera.
 
Informazione, approfondimenti, documentari, intrattenimento culturale, grande fiction.
Ma la stagione è nuova anche perché il digitale terrestre rende possibile il dialogo diretto con i telespettatori, che potranno farsi ascoltare e offrire subito il proprio punto di vista.



                                                                                

 

 
  
 


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